Quanti soldi abbiamo dato al MES? – Il Post
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Quanti soldi abbiamo dato al MES? – Il Post

La riforma del Meccanismo Europeo di Stabilità, il fondo incaricato di aiutare gli stati che adottano l’euro come moneta che si trovano in difficoltà, continua a far discutere la politica italiana. Ieri, per esempio, ci sono stati momenti di forte tensione quando il presidente del Consiglio Giuseppe Conte ha riferito sul caso alla Camera e al Senato (qui trovate un po’ di foto delle due sedute); e pochi giorni prima Conte aveva annunciato di voler querelare Matteo Salvini, leader della Lega, che lo ha accusato di tradimento.
La riforma è osteggiata in particolare dalla Lega di Matteo Salvini, all’opposizione, e dal Movimento 5 Stelle di Luigi Di Maio, che invece è al governo: anche se nessuno dei due aveva espresso particolari obiezioni nei confronti della riforma del fondo che iniziò ad essere discussa quando erano alleati, fino allo scorso agosto. La maggioranza ora si trova così in una situazione complicata: dopo essere stata negoziata per oltre un anno e mezzo la riforma è pronta a essere approvata dagli stati dell’eurozona, ma il Movimento 5 Stelle e il suo capo Di Maio minacciano la stabilità del governo e chiedono di bloccare tutto all’ultimo minuto.
Ma qual è esattamente il problema con questa riforma? Qui avevamo provato a spiegare che cosa contiene, ma è una riforma molto complessa che introduce cose buone per il nostro paese e cose meno buone. Difficilmente nel breve termine ci saranno cambiamenti particolarmente radicali (come detto, le novità sono aspetti così tecnici che gli stessi leader politici italiani non sembrano interessati a comprendere e spiegare nel dettaglio), ma anche se le dichiarazioni apocalittiche sono esagerate, le valutazioni sulla sua utilità o meno per il nostro paese sono legittime: la riforma è stata criticata tra gli altri dal governatore di Banca d’Italia e dal capo dell’associazione delle banche italiane.
Accanto alle opinioni e alle valutazioni circostanziate, per l’appunto, nel dibattito di questi giorni circolano anche informazioni del tutto false e già più volte smentite. La più diffusa è che il MES sia già costato all’Italia 60 o addirittura 120 miliardi di euro (entrambe cifre fornite in momenti diversi da Matteo Salvini). Sono cifre completamente sballate. Il “costo” del MES per l’Italia dalla sua fondazione a oggi è pari – nella peggiore delle ipotesi – a una minuscola frazione del nostro PIL, probabilmente inferiore al punto percentuale.
Partiamo dall’inizio: quando nel 2012 venne formato il MES, si decise di attribuirgli un “capitale autorizzato” di circa 700 miliardi di euro. I sottoscrittori di questo capitale sono i paesi dell’eurozona, che sono responsabili di una percentuale del capitale grosso modo pari al loro PIL. In base a questi conteggi, l’Italia ha “sottoscritto” circa 125 miliardi di “capitale autorizzato”. Tutte queste parole tra virgolette significano che l’Italia non ha versato questi soldi. Il “capitale autorizzato” infatti è la quantità di denaro che, in caso di necessità, i manager del MES possono

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